La pioggia battente di questa domenica pomeriggio slava i toni caldi di un autunno che si attarda sulla soglia dell'inverno. Mentre a passo lento torno a casa, lascio che la pioggia faccia il suo dovere, nella speranza che lavi via i rimorsi, troppi, ma salvi i pochi rimpianti. Il maltempo sembra obbedire alla leggi dell’osmosi inversa: le strade sono semi-deserte e i locali affollati. Il flusso di avventori è paragonabile a quello delle grandi migrazioni di mammiferi spinti dall’istinto di sopravvivenza. Solo un pazzo si butterebbe in quella mischia di sudore e alcool, di fumo e feromoni. Solo uno sciocco resterebbe fuori a prendersi un malanno. Tra i due mali stavolta scelgo il secondo, certamente il peggiore, ed è una scelta che ho il diritto di non giustificare. Giungo a casa con un fardello di pensieri che, pregni d’acqua, gravano su anima e corpo in egual misura. Apro la porta d'ingresso: la fotografia con te in primo piano è al solito posto, e mi domando per quanto tempo...