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L'eroe è un bug, non una feature

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"Beata l'organizzazione che non ha bisogno di eroi". Semi-citazione da scolpire all'ingresso di ogni sala riunioni (o sulla barra di Teams ormai). Peccato che verrebbe ignorata con la stessa costanza con cui si ignorano le best practice. La verità è che il mondo aziendale ha una dipendenza patologica dall'atto eroico: il manager che risponde alle mail alle tre di notte o il team che lavora nel weekend per salvare una release disastrosa non sono risorse preziose ma i sintomi evidenti di una malattia strutturale. Celebriamo il pompiere, invece del guardiaboschi, perché l'emergenza genera adrenalina e visibilità, mentre la corretta pianificazione genera solo noia e silenzio. È molto più scenografico farsi dare una pacca sulla spalla per aver rimosso una perdita di petrolio con un cucchiaino piuttosto che assicurarsi non ci fossero potenziali falle nello scafo. L'eroismo in azienda è la foglia di fico che copre la vergogna di processi inefficienti e di una gov...

Silice e metano

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Specchio, servo delle mie brame...

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La fotografia concettuale è difficile: complessa da realizzare, ostica da capire. Voglio aiutarvi ad andare oltre i soliti tramonti, i paesaggi urbani cinematici e i cuccioli puffosi. Questa foto vuole essere una sovversione intelligente e cinica del cliché del selfie. Il cervello di chi guarda cerca istintivamente un riflesso sopra i lavandini, dove solitamente si trova lo specchio; invece, sta guardando attraverso uno spazio aperto verso la parete opposta. Il riflesso non è il fotografo né l'osservatore: è una fila di urinatoi. La didascalia richiama la vanità della favola di Biancaneve, creando un'aspettativa di bellezza o introspezione, mentre l'immagine la smentisce brutalmente presentando l'oggetto più utilitaristico e privo di fascino possibile: un urinatoio. La foto schernisce la vanità: cerchi te stesso, ma trovi un cesso, suggerendo che l'io che cerchi negli specchi sia banale tanto quanto l'impianto idraulico che ci sta dietro. La forte simmetria e l...

Si dice Buone Feste, non Buon Natale, e vi spiego perché...

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Saranno due anni, da quando sono diventato ateo, che a Natale non condivido più pensieri "Cristiani" per il Natale.  Ho avuto due epifanie da allora: 1) La storiella di Dio che chiede ad Abramo di sacrificare suo figlio Isacco senza un ragione ha due grosse falle: non c'è (ovviamente) nessun motivo al mondo per accettare una richiesta simile, e poi perché Isacco deve essere considerato "più importante" del primo figlio solo perché Ismaele è figlio di una schiava? Evidentemente chi scrisse la Bibbia non aveva ancora visto Filumena Marturano... 2) Le leggi morali religiose (di ogni religione) non sono necessariamente etiche. Il problema è che anche l'etica non è universale, altrimenti non ci sarebbero né la guerra in Ucraina né l'occupazione di Cisgiordania e Gaza da parte del popolo eletto ("p" ed "e" volutamente minuscoli), né ovviamente ci sarebbe stato l'Olocausto (che non rende certo etico il Genocio in atto). Per questo Natale...

Il processo è il tuo Dio, non ci sarà altro Dio al di fuori di Lui

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Quando il processo diventa il fine e non il mezzo allora qualunque NECESSARIA deviazione dal processo (perchè a volte, non sempre eh, il sub-ottimo è meglio dell'ottimo) manda il buon senso a farsi fottere, e visto che le persone con buon senso sono rare, quelle poche non hanno neanche i numeri per prevalere.