La fotografia concettuale è difficile: complessa da realizzare, ostica da capire. Voglio aiutarvi ad andare oltre i soliti tramonti, i paesaggi urbani cinematici e i cuccioli puffosi. Questa foto vuole essere una sovversione intelligente e cinica del cliché del selfie. Il cervello di chi guarda cerca istintivamente un riflesso sopra i lavandini, dove solitamente si trova lo specchio; invece, sta guardando attraverso uno spazio aperto verso la parete opposta. Il riflesso non è il fotografo né l'osservatore: è una fila di urinatoi. La didascalia richiama la vanità della favola di Biancaneve, creando un'aspettativa di bellezza o introspezione, mentre l'immagine la smentisce brutalmente presentando l'oggetto più utilitaristico e privo di fascino possibile: un urinatoio. La foto schernisce la vanità: cerchi te stesso, ma trovi un cesso, suggerendo che l'io che cerchi negli specchi sia banale tanto quanto l'impianto idraulico che ci sta dietro. La forte simmetria e l...