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Perché la IA accomuna fotografia e sviluppo software

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Mettiamo subito in chiaro una cosa: l'IA sforna immagini fotorealistiche a nastro, ma il fotografo non sparirà. Il suo valore si è già spostato su competenze autoriali. Magari su Instagram c'è ancora molto lavoro da fare, ma nei circoli prosumer e professionali il tramonto rosso fuoco e la street in stile cinematografico sono già relegati alla noia totale. È qui che entra in gioco il Paradosso di Jevons: l'oceano di immagini algoritmiche ha fatto paradossalmente impennare la richiesta di scatti unici, reali e autentici. La foto "abbastanza buona" è morta: oggi chiunque può generarla a costo zero, senza il salasso di investire in lenti e sensori di fascia alta, e senza lo sbattimento produttivo del workflow di scatto, selezione e post-produzione. Stiamo quindi escludendo dal gioco anche chi scatta in JPG direttamente in camera con abuso di ricette e simulazioni pellicola. O chi usa i preset in Lightroom venduti su Instagram un tanto al chilo. Un breve ripasso... N...

Architetture Quasi Indistinguibili - Redux: una video review di Francesco Verolino

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La video recensione qui. Il mio profilo su Invisible Frames qui. Il progetto fotografico qui (Redux perché guadagna qualche foto e un testo di accompagnamento più elaborato).

L'eroe è un bug, non una feature

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"Beata l'organizzazione che non ha bisogno di eroi". Semi-citazione da scolpire all'ingresso di ogni sala riunioni (o sulla barra di Teams ormai). Peccato che verrebbe ignorata con la stessa costanza con cui si ignorano le best practice. La verità è che il mondo aziendale ha una dipendenza patologica dall'atto eroico: il manager che risponde alle mail alle tre di notte o il team che lavora nel weekend per salvare una release disastrosa non sono risorse preziose ma i sintomi evidenti di una malattia strutturale. Celebriamo il pompiere, invece del guardiaboschi, perché l'emergenza genera adrenalina e visibilità, mentre la corretta pianificazione genera solo noia e silenzio. È molto più scenografico farsi dare una pacca sulla spalla per aver rimosso una perdita di petrolio con un cucchiaino piuttosto che assicurarsi non ci fossero potenziali falle nello scafo. L'eroismo in azienda è la foglia di fico che copre la vergogna di processi inefficienti e di una gov...

Silice e metano

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Specchio, servo delle mie brame...

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La fotografia concettuale è difficile: complessa da realizzare, ostica da capire. Voglio aiutarvi ad andare oltre i soliti tramonti, i paesaggi urbani cinematici e i cuccioli puffosi. Questa foto vuole essere una sovversione intelligente e cinica del cliché del selfie. Il cervello di chi guarda cerca istintivamente un riflesso sopra i lavandini, dove solitamente si trova lo specchio; invece, sta guardando attraverso uno spazio aperto verso la parete opposta. Il riflesso non è il fotografo né l'osservatore: è una fila di urinatoi. La didascalia richiama la vanità della favola di Biancaneve, creando un'aspettativa di bellezza o introspezione, mentre l'immagine la smentisce brutalmente presentando l'oggetto più utilitaristico e privo di fascino possibile: un urinatoio. La foto schernisce la vanità: cerchi te stesso, ma trovi un cesso, suggerendo che l'io che cerchi negli specchi sia banale tanto quanto l'impianto idraulico che ci sta dietro. La forte simmetria e l...