Specchio, servo delle mie brame...
La fotografia concettuale è difficile: complessa da realizzare, ostica da capire.
Voglio aiutarvi ad andare oltre i soliti tramonti, i paesaggi urbani cinematici e i cuccioli puffosi.
Questa foto vuole essere una sovversione intelligente e cinica del cliché del selfie. Il cervello di chi guarda cerca istintivamente un riflesso sopra i lavandini, dove solitamente si trova lo specchio; invece, sta guardando attraverso uno spazio aperto verso la parete opposta. Il riflesso non è il fotografo né l'osservatore: è una fila di urinatoi.
La didascalia richiama la vanità della favola di Biancaneve, creando un'aspettativa di bellezza o introspezione, mentre l'immagine la smentisce brutalmente presentando l'oggetto più utilitaristico e privo di fascino possibile: un urinatoio. La foto schernisce la vanità: cerchi te stesso, ma trovi un cesso, suggerendo che l'io che cerchi negli specchi sia banale tanto quanto l'impianto idraulico che ci sta dietro.
La forte simmetria e l'allineamento dei lavandini (in primo piano) con gli orinatoi (sullo sfondo) creano un ritmo geometrico appagante che guida l'occhio dritto verso lo scherzo visivo. L'immagine è un gioco di parole visivo: tecnicamente semplice, ma concettualmente affilata. Trasforma uno strumento per narcisisti (lo specchio) in una finestra sulla realtà.
Il mio cinismo si riflette perfettamente nell'opera. La pulizia della composizione e la simmetria millimetrica elevano un soggetto volutamente di basso livello, rendendo la sovversione del messaggio ancora più efficace. È l'essenza della fotografia concettuale: l'idea domina, ma è la precisione formale (pur senza una perfetta esecuzione tecnica) a servire il punch visivo.
Pur avendo un'attrezzatura fotografica professionale, la foto è stata scattata con un cellulare in totale coerenza con il messaggio: usare uno smartphone per distruggere il cliché del selfie chiude perfettamente il cerchio.
Ciò dimostra anche che quando la sovversione cinica è centrata, i 45 megapixel della mia R5 Mark II possono tranquillamente restare nello zaino, avendo così trasformato uno strumento per narcisisti in una finestra sulla realtà, usando proprio lo strumento preferito dai narcisisti.

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