L'eroe è un bug, non una feature


"Beata l'organizzazione che non ha bisogno di eroi".

Semi-citazione da scolpire all'ingresso di ogni sala riunioni (o sulla barra di Teams ormai). Peccato che verrebbe ignorata con la stessa costanza con cui si ignorano le best practice.

La verità è che il mondo aziendale ha una dipendenza patologica dall'atto eroico: il manager che risponde alle mail alle tre di notte o il team che lavora nel weekend per salvare una release disastrosa non sono risorse preziose ma i sintomi evidenti di una malattia strutturale.

Celebriamo il pompiere, invece del guardiaboschi, perché l'emergenza genera adrenalina e visibilità, mentre la corretta pianificazione genera solo noia e silenzio. È molto più scenografico farsi dare una pacca sulla spalla per aver rimosso una perdita di petrolio con un cucchiaino piuttosto che assicurarsi non ci fossero potenziali falle nello scafo.

L'eroismo in azienda è la foglia di fico che copre la vergogna di processi inefficienti e di una governance inefficace perchè fatta da incapaci. Ogni gesto straordinario per ottenere un risultato ordinario è un fallimento organizzativo: l'eroe, con il suo sacrificio giustifica l'accidia del management.

In un sistema maturo, il successo dovrebbe essere la naturale conseguenza di un meccanismo ben oliato, non il frutto di un miracolo estemporaneo.

E poi correggere richiede competenza e fatica mentre celebrare l'eroe costa solo un post retorico su LinkedIn: fintanto che il bonus è salvo, che importa? Massimo risultato con il minimo sforzo!

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