Perché la IA accomuna fotografia e sviluppo software





Mettiamo subito in chiaro una cosa: l'IA sforna immagini fotorealistiche a nastro, ma il fotografo non sparirà. Il suo valore si è già spostato su competenze autoriali. Magari su Instagram c'è ancora molto lavoro da fare, ma nei circoli prosumer e professionali il tramonto rosso fuoco e la street in stile cinematografico sono già relegati alla noia totale.

È qui che entra in gioco il Paradosso di Jevons: l'oceano di immagini algoritmiche ha fatto paradossalmente impennare la richiesta di scatti unici, reali e autentici. La foto "abbastanza buona" è morta: oggi chiunque può generarla a costo zero, senza il salasso di investire in lenti e sensori di fascia alta, e senza lo sbattimento produttivo del workflow di scatto, selezione e post-produzione. Stiamo quindi escludendo dal gioco anche chi scatta in JPG direttamente in camera con abuso di ricette e simulazioni pellicola. O chi usa i preset in Lightroom venduti su Instagram un tanto al chilo.

Un breve ripasso... Nel 1865 l'economista William Stanley Jevons studiò l'evoluzione delle macchine a vapore e notò che più diventavano efficienti (bruciando meno carbone per generare la stessa quantità di energia), più il consumo di carbone aumentava. Questo perché a parità di spesa si poteva produrre molta più energia.

Il meccanismo è questo: quando abbassi le barriere d'accesso a una tecnologia, la domanda cresce molto più velocemente di quanto i risparmi dell'efficienza possano compensare. Non si consuma meno, si consuma di più perché si abilitano scenari prima fuori budget o tecnicamente impossibili.

È successo già con l'utilizzo di Internet: più le velocità diventavano elevate più ne aumentava l'utilizzo per nuovi scenari. Gli smartphone connessi ad Internet hanno impennato esponenzialmente il consumo di bit per guardare video di gattini.

Questo esatto pattern si applica anche allo sviluppo software.

Oggi l'IA generativa sputa fuori codice e app a costo marginale quasi nullo. La reazione istintiva è pensare al crollo del valore degli sviluppatori. Bzzzzz! Sbagliato!

Ogni volta che la tecnologia democratizza la produzione, a morire è la fascia media, quella del "buono quanto basta". Nel software, la scimmia programmatrice (che si limita a impaginare codice generico) farà la fine del fotografo stock o del tizio che si sente arrivato scattando con lo smartphone (o con una Fuji).

Ora che sviluppare un'app è virtualmente gratis e immediato, esploderà la fame di prodotti di alta qualità (gli unici in grado di emergere dal rumore di fondo del software generato in automatico) e pertanto il valore netto si staccherà dalla manovalanza esecutiva (scrivere le righe di codice) e si concentrerà sulla visione architetturale e strategica. La differenza la farà chi sa concepire il prodotto e governare un'architettura complessa, scalabile, manutenibile e pronta a evolvere nel tempo, lasciando all'IA il lavoro sporco di base.

Il tutto, nella speranza che GitHub smetta di essere l'Instagram dello sviluppo...



-----------------



L'IA non ucciderà la fotografia, ma spazzerà via i fotografi pigri

Io scatto in RAW, cerco la verità ottica nuda e cruda attraverso la mia Canon EOS R5 Mark II e disprezzo profondamente le simulazioni pellicola nostalgiche in stile Fuji. Niente scorciatoie, solo progettualità. Partendo da questo presupposto, mettiamo subito in chiaro una cosa: l'IA sforna immagini fotorealistiche a nastro, ma il fotografo non sparirà.

Il suo valore si è semplicemente spostato su solide competenze autoriali. Magari su Instagram c'è ancora molto lavoro da fare, ma nei circoli prosumer e professionali il tramonto rosso fuoco e la street photography in stile cinematografico sono già relegati alla noia totale.

È qui che entra in gioco il Paradosso di Jevons: l'oceano di immagini algoritmiche ha fatto paradossalmente impennare la richiesta di scatti unici, reali e autentici. La foto "abbastanza buona" è morta: oggi chiunque può generarla a costo zero, senza il salasso di investire in lenti luminose e sensori di altissima risoluzione, e senza lo sbattimento produttivo di un vero workflow fatto di scatto, cernita chirurgica e post-produzione. Stiamo quindi tagliando fuori dal gioco dell'autorialità anche i pigri: chi scatta in JPG direttamente in camera abusando di ricette colore per darsi un tono vintage, o chi applica i preset di Lightroom venduti un tanto al chilo.

Il Paradosso di Jevons applicato ai pixel

Un breve ripasso. Nel 1865 l'economista William Stanley Jevons studiò l'evoluzione delle macchine a vapore: notò che più diventavano efficienti (bruciando meno carbone per generare la stessa energia), più il consumo totale di carbone aumentava. Questo perché, a parità di spesa, si poteva produrre e sfruttare molta più energia.

Il meccanismo è identico per le immagini: quando abbassi le barriere d'accesso a una tecnologia, la domanda cresce molto più velocemente di quanto i risparmi dell'efficienza possano compensare. Non si consuma meno, si consuma di più perché si abilitano scenari prima fuori budget o tecnicamente impossibili.

È successo già con Internet: più le velocità aumentavano, più cresceva l'utilizzo per nuovi scenari. Gli smartphone connessi a Internet hanno fatto impennare esponenzialmente il consumo di bit per guardare video di gattini. Allo stesso modo, la comodità del prompt ha inondato il mercato di plastica digitale, ma ha trasformato la fatica e la competenza del fotografo reale nel vero bene di lusso.

Commenti